Gli scogli della mia infanzia

Questi scogli non sono solo pietre. Sono mappe. Sono archivi di memoria. Sono il primo paesaggio che il mio corpo ha imparato a conoscere.

Da bambino, a Lerici, li attraversavo senza pensarci. Erano giochi, avventure, confini invisibili tra terra e mare. Non avevano un nome, non avevano una storia. Erano semplicemente lì.

Da adulto, sono tornato. Non per camminarci sopra, ma per guardarli. Fotografarli è stato un gesto opposto all’infanzia. Allora il corpo dominava lo spazio. Ora è lo sguardo che si ferma.

Gli scogli che da bambino erano un campo da gioco, da adulto diventano un archivio emotivo. Un luogo della memoria.

Questo progetto è un ritorno. Non nostalgico, ma consapevole.
These rocks are not just stones. They are maps. They are archives of memory. They are the first landscape my body ever learned.

As a child, in Lerici, I walked across them without thinking.
They were games, adventures, invisible boundaries between land and sea. They had no name, no history. They were simply there.

As an adult, I returned. Not to walk on them, but to look at them.
Photographing them became an act opposite to childhood.
Back then, the body dominated space Now, it is the gaze that comes to rest.

The rocks that were a playground in childhood
become, in adulthood, an emotional archive. A place of memory.

This project is a return. Not nostalgic, but conscious.